Quando il "mio" diventa "nostro" - di Adele Lamonica

Di recente mi sono molto soffermata sull’dea dell’Amore come libertà o possesso.

Quanto viviamo le relazioni come “proprietà”?
E quanto, questa idea di “proprietà” ci crea, di rimando, una sorta di confine o limite per noi stessi? In fondo, la maggior parte delle volte, siamo dei “proprietari confinati”, limitati noi stessi in una “proprietà” che ci schiavizza.

La domanda quindi è anche di tipo grammaticale: quanto quel “mio” diventi “suo”. E quanto tutto questo non possa diventare mai un “nostro”.




Il possesso è una linea reale o mentale, che delimita qualcosa o qualcuno, e che, inevitabilmente gli impedisce una evoluzione, una realizzazione. Ma l’amore, come sua struttura fondamentale è invece la capacità di consentire a se stessi e all’altro la piena realizzazione in una reciprocità di essere. Una doppia visione, un contemplare la diversità insita in ogni alterità ed accoglierla dando esistenza ad una differenza che deve completare.

Nel possesso questa diversità costruttiva è messa in un recinto, limitata. E non c’è relazione ma l’esaltazione di una individualità e del potere sulle cose e sulle persone.

Attenzione, l’amore come libertà non significa una anarchia o un territorio senza confini nel quale tutto è lecito indiscriminatamente. L’Amore come libertà è anzi un percorso difficile che richiede maturità, ma soprattutto la trascendenza delle categorie. Anche L’amore come libertà ha dei “confini”, ma sono dei confini stabiliti nella reciprocità di delimitare un territorio “sacro”, nel quale il maschile e il femminile trovano il loro equilibrio di molteplicità e differenza.

Questo confine non è più, quindi, una prigione, ma un confine abitato, nel quale l’Altro ci mostra la sua differenza, mantenendo il suo “segreto” in un “insieme” aperto. Ed è l’Amore del profondo e vero rispetto.

Che sia per tutti voi un nuovo anno ricco di Amore e Libertà.
Soprattutto da se stessi, prima che dagli altri.

Adele Lamonica - Naturopata - Counselor